Come ha detto qualcuno, le storie capitano solo a chi le sa raccontare. Analogamente, forse, le esperienze si presentano solo a chi è capace di viverle.
«Ciò che era unico finché era segreto e ignoto a tutti, diventa un episodio banale una volta che è stato esposto e gettato nel sacco comune delle storie che si sentono in giro e si mescolano e vengono dimenticate, e che per di piú potranno essere riportate e travisate da chiunque per puro caso passi di lí o ne sia raggiunto, perché una volta che le abbiamo liberate, le storie rimangono nell’aria e non c’è modo di impedire loro di aleggiare o volar via se la bruma le avvolge o il vento le sospinge, e di viaggiare attraverso lo spazio e attraverso il tempo deformate da molteplici echi e dalla lama affilata delle ripetizioni».
Insomma, gli era presa quella smania di chi racconta storie e non sa mai se sono più belle quelle che gli sono veramente accadute e che a rievocarle riportano con sé tutto un mare d'ore passate, di sentimenti minuti, tedii, felicità, incertezza, vanaglorie, nausee di sé, oppure quelle che ci s'inventa, in cui si taglia giù di grosso, e tutto appare facile, ma poi più si svaria più ci s'accorge che si torna a parlare delle cose che s'è avuto o capito in realtà vivendo.
Il nostro presente pullula di tracce del nostro passato. Noi siamo storie per noi stessi. Racconti. Io sono i miei pensieri pieni di tracce della frase che sto scrivendo, sono le carezze di mia madre, la dolcezza serena con cui mio padre mi ha guidato, sono i miei viaggi adolescenti, le mie letture che si sono stratificate nel mio cervello, i miei amori, le mie disperazioni, le mie amicizie, le cose che ho scritto, ascoltato, i volti che sono impressi nella mia memoria. Sono soprattutto quello che un minuto fa si è versato una tazza di tè. Quello che un istante fa ha battuto la parola «memoria» sulla tastiera di questo computer. Quello che un attimo fa immaginava questa frase che ora sto completando. Se tutto questo sparisse, esisterei ancora? Io sono questo lungo romanzo che è la mia vita.
Le storie, quelle importanti, quelle che cambiano i destini, sono fiumi impetuosi, difficili da imbrigliare. Tu gli metti un ostacolo e loro deviano, trovano un’altra via per fluire. E a me piace che questa storia inizi così, con un urlo di dolore.
Ecco a cosa servono le storie, più di tutto il resto. A dare un senso alle nostre attese. A farci capire che c'è sempre un treno da prendere, nonostante tutto. A farci sentire che siamo ancora in tempo.
Però stavolta la sapevo, la risposta a chi ha dubbi sul proprio amore per qualcuno. È chiara e semplice, e in realtà è una domanda: Hai ancora voglia di raccontargli delle storie? Storie su quel che fai, che pensi, che hai visto o sentito. È così che capisci se siete ancora innamorati. Non da quanto spesso fate l’amore o dai regalini che vi scambiate, ma dalle storie che vi raccontate. L’amore è un bisogno urgente di raccontare, di ascoltare, di condividere e mescolare tutto quello che vivete, che avete fatto dal primo giorno di asilo fino a oggi, ogni cosa ha senso solo adesso che siete insieme e potete raccontarvela.
Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato Scrivo perché mi piace raccontare storie Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto
Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.
Dovrebbe essere noto - e invece non lo è - che il destino dei rapporti tra la persone viene deciso all'inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. [...] Ma si tratta di un momento, per l'appunto, e poi quella visione ispirata svanisce, o viene rimossa, ed è solo per questo che le storie tra le persone producono sorprese, danni, piacere o dolore imprevisto. Lo sapevamo, per un lucido, breve momento l'avevamo saputo, all'inizio, ma poi, per il resto della nostra vita, non l'abbiamo saputo più.
Chi scrive storie non può permettersi il lusso di disperare. Deve credere che le cose si possono cambiare, perché in assenza di cambiamenti non esistono storie.
[...] l'arte di scriver storie sta nel saper tirare fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci si accorge che quel che si sapeva fare è proprio nulla.
Chi aveva detto che le storie, se non le racconti, si disseccano a poco a poco, si sbriciolano e scompaiono nel nulla? L'unico modo per preservarle è raccontarle. Chi lo aveva detto?
“Oggi quei giorni sembrano ingenui e lontani. In metropolitana non si leggono più i manga, come una volta, i giapponesi sono assorbiti da altre letture, e smartphone e tablet hanno sostituito la carta. Eppure… eppure resterà immutata la necessità di storie, di visoni. Cosa cerchiamo in un racconto? Una coperta di Linus che ci riscaldi durante il nostro viaggio. […] Abbiamo bisogno di storie, per affrontare la vita, il dolore. Per curarci.”
Igort - Quaderni giapponesi, Vol. 2: Il vagabondo del manga
“Credo che molti non sappiano quanto si celi dietro una storia, quante parti non ne siano state raccontate, quanto di più sia accaduto rispetto a quello che leggono nel libro che tengono fra le mani e in cui si immergono. Le storie sono un po' come le lettere. Dopo avere scritto una lettera, quante volte si pensa: «Ah, perché non ho detto questa cosa?». Scrivendo un libro, si racconta ciò che si ricorda in quel momento, e se si dovesse narrare tutto quello che è davvero successo, non si arriverebbe mai alla fine. Fra le righe di una storia c'è sempre un'altra storia, che non è mai stata ascoltata e può solo essere indovinata da chi ha abbastanza intuizione per farlo. La persona che scrive potrà anche non saperne mai niente, ma a volte lo sa, e vorrebbe poter ricominciare da capo.”
“Ci sono tanti modi di comprendere una storia. La cosa più importante sono i particolari, le circostanze. Le storie sono come le persone. Non esistono da sole, sono tutte collegate tra loro e insieme formano la vita. Devi metterti in testa questa semplice regola esistenziale, altrimenti farai fatica a stare al mondo.” Nicolai Lilin - Spy story love story