Ora che lui non c’è più, mi pare che dovrei pensare a tante cose, la filosofia, la politica, la storia, seguo le gazzette, leggo i libri, mi ci rompo la testa, ma le cose che voleva dire lui non sono lì, è altro che lui intendeva, qualcosa che abbracciasse tutto, e non poteva dirla con parole ma solo vivendo come visse. Solo essendo così spietatamente se stesso come fu fino alla morte, poteva dare qualcosa a tutti gli uomini.
Insomma, gli era presa quella smania di chi racconta storie e non sa mai se sono più belle quelle che gli sono veramente accadute e che a rievocarle riportano con sé tutto un mare d'ore passate, di sentimenti minuti, tedii, felicità, incertezza, vanaglorie, nausee di sé, oppure quelle che ci s'inventa, in cui si taglia giù di grosso, e tutto appare facile, ma poi più si svaria più ci s'accorge che si torna a parlare delle cose che s'è avuto o capito in realtà vivendo.
Però stavolta la sapevo, la risposta a chi ha dubbi sul proprio amore per qualcuno. È chiara e semplice, e in realtà è una domanda: Hai ancora voglia di raccontargli delle storie? Storie su quel che fai, che pensi, che hai visto o sentito. È così che capisci se siete ancora innamorati. Non da quanto spesso fate l’amore o dai regalini che vi scambiate, ma dalle storie che vi raccontate. L’amore è un bisogno urgente di raccontare, di ascoltare, di condividere e mescolare tutto quello che vivete, che avete fatto dal primo giorno di asilo fino a oggi, ogni cosa ha senso solo adesso che siete insieme e potete raccontarvela.
D’altronde, qualsiasi persona, per conoscerla, la si deve avvicinare a poco a poco e con cautela, altrimenti si può cadere in errore e in preconcetti che è molto difficile, dopo, cancellare o correggere.
“E’ un’osservazione abbastanza giusta”, rispose il dottore; “in questo senso, effettivamente, tutti noi, e molto spesso, siamo quasi uguali ai matti, ma c’è una piccola differenza: i “malati” sono un po’ più matti di noi, perciò bisogna tracciare una linea di confine. Ma di persone perfettamente equilibrate, in verità, non ce n’è quasi nessuna; su varie decine e forse anche su molte centinaia di migliaia se ne trova una, e, per di più, questi esemplari non provano gran che …”
Rimarrà un sogno? Accadrà tutto? Accadrà qualcosa? Io sono qui e aspetto, non voglio fare niente, voglio che le cose accadano da sole. Lo so, è una teoria del cazzo, perché non mi accade mai nulla, a me, ma non posso prendere delle decisioni, non in questa cosa, non in questo momento.
In ogni relazione diseguale e senza nome né riconoscimento esplicito, qualcuno tende a prendere l'iniziativa, a chiamare e a proporre d'incontrarsi, mentre l'altra parte ha due possibilità o strade per raggiungere la stessa meta di non sfumare e scomparire subito, per quanto creda che in ogni caso sarà quello il suo destino finale. Una è limitarsi ad aspettare, non fare mai neanche un passo, confidare di poter essere rimpianto e che il proprio silenzio e la propria assenza risultino insospettabilmente insopportabili o preoccupanti, perché tutti si abituano presto a quel che gli si regala o a quel che c'è. La seconda via è tentare di intrufolarsi senza farsi notare nella quotidianità di quel qualcuno, persistere senza insistere, farsi posto con vari pretesti, telefonare non per proporre alcunché - questo è vietato ancora - ma per confrontarsi su qualche cosa, per chiedere un consiglio o un favore, per raccontare quello che ci salta in mente - la maniera più efficace e drastica di coinvolgere - o per dare qualche informazione; essere presenti, agire come memorandum di se stessi, canticchiare a distanza, ronzare, dare luogo a un'abitudine che si installa impercettibilmente e come di soppiatto, fino a che un giorno quel qualcuno non si scopre a sentire la mancanza della telefonata che gli è divenuta abituale, sente qualcosa di simile ad un'offesa - o è l'ombra di un abbandono - e, impaziente, solleva il telefono senza naturalezza, improvvisa una scusa assurda e si sorprende ad essere lui che chiama.
“Non si può impedire a qualcuno di farsi o disfarsi la propria vita, si tenta, si soffre, si lotta ma le persone non sono di nessuno, nel bene e nel male.”