Perché capì che la musica era il cuore, l'espressione più piena del cuore umano, e ora che aveva udito ciò che aveva udito, cominciava ad udire meglio, e meglio udiva, più profondamente sentiva - a volte così profondamente che il suo corpo tremava.
Giovanni si era seduto sul divano, mi aveva chiesto se sapevo cosa gli era venuto in mente. Cosa ti è venuto in mente?, gli avevo chiesto. Gli era venuto in mente Sartre. Sai cosa diceva?, mi aveva chiesto lui. Che non bisogna avere paura, gli avevo detto io. Te l’avevo già detto?, mi aveva chiesto lui. Me l’avevi già detto, gli avevo detto io. Ah, mi aveva detto lui. Posso dormire qui?
Gli artisti, pur condividendo con il resto dell’umanità le eterne miserie umane, sono talmente in balìa dei loro stati d’animo, talmente insicuri riguardo alle loro capacità, e al senso stesso di ciò che fanno, che il ricorso a un guaritore si presenta come un fatto della loro vita se non assolutamente necessario, almeno prevedibile, come farsi misurare la pressione o pagare le tasse. Simpatici o antipatici, futuristi o passatisti, maschi o femmine, figurativi o cubisti... tutti gli artisti, alla fine della fiera, hanno un motore identico: vogliono essere amati, e pretendono di rimediare con il loro talento al pozzo senza fondo del bisogno – perché l’amore non basta mai a nessuno. E questo li rende fragili, poco padroni di sé stessi, come se un pezzo del loro cuore battesse sempre nel petto di qualche sconosciuto.
Mio padre diceva sempre: “Gli uomini forti possono fare quasi tutto ciò che vogliono, ma anche i più forti non possono scegliere ciò che vogliono fare”: Io non sono particolarmente forte.
“Fare una fotografia significa partecipare della mortalità di un'altra persona (o di un'altra cosa) ed è proprio isolando un determinato movimento che tutte le fotografie attestano l’inesorabile azione dissolvente del tempo.”
Susan Sontag - Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società
Però può succedere che il senso della vita di qualcuno sia quello, insensato, di cercare delle voci scomparse, e magari un giorno di credere di trovarle, un giorno che non aspettava più, una sera che è stanco, e vecchio, e suona sotto la luna, e raccoglie tutte le voci che vengono dalla sabbia. E un miracolo, pensa, non è, perché noi non abbiamo bisogno di miracoli, li lasciamo volentieri ad altri. E allora, pensi, forse è solo un'illusione, una miserabile illusione, che tuttavia per un attimo, finché hai suonato quella musica, è stata vera davvero. Antonio Tabucchi - Si sta facendo sempre più tardi
Però può succedere che il senso della vita di qualcuno sia quello, insensato, di cercare delle voci scomparse, e magari un giorno di credere di trovarle, un giorno che non aspettava più, una sera che è stanco, e vecchio, e suona sotto la luna, e raccoglie tute le voci che vengono dalla sabbia. E un miracolo, pensa, non è, perché noi non abbiamo bisogno di miracoli, li lasciamo volentieri agli altri. E allora, pensi, forse, è solo un'illusione, una miserabile illusione, che tuttavia per un attimo, finché hai suonato quella musica, è stata vera davvero. E solo per quella hai vissuto la tua vita e ti pare che questo dia un senso all'insensatezza, non credi?
Antonio Tabucchi - Si sta facendo sempre più tardi
Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. Che non si parlino più. Un uomo e una donna che si amavano per giunta. Gente che si scambiava telefonate roventi o anche solo appassionate durante la notte sbancando i centralini poco tempo prima. Non lo sopporto. Che mancanza di curiosità, di sensibilità, che buio, che cecità, che vera decadenza. Qualcuno si trincera dietro un silenzio ottuso, altri (altre) non danno notizie di sé forse confidando nell'antico, nefasto effetto dell'assenza che è una vera aggressione. Bisogna aver molto amato una persona per diventarne nemico a tal punto. Siamo un antico popolo di scaltri diplomatici, nessuno quanto noi è maestro nell'arte della mediazione, del conferire pesi differenti alle parole a seconda delle circostanze; siamo farmacisti, siamo alchimisti. Però, che meraviglia! E invece no; tentiamo tristi braccio di ferro, ostentiamo indifferenza e fingiamo durezza, siamo inclini alla fuga, alla vigliaccheria, all'allontanamento. No, è necessario parlare, anche quando le idee si fanno confuse (è di rapporti d'amore che stiamo trattando), quando si diventa differenti da noi stessi, peggiori, e non ci si riconosce più. Anche quando si ritiene che "qualcuno" ci abbia rapinato, scippato il nostro sentimento, le idee migliori, i segreti e la vita, tutto. Eh no, cazzo! Bisogna riprendere in mano quei telefoni, volare ancora in macchina di notte da una città all'altra, se necessario, a combattere la mediocrità del silenzio, l'astio, l'orgoglio, la convinzione di avere in tutto ragione. Ragione di che!? L'amore è sangue che scorre e che gonfia muscoli e vene, chi se ne frega dell'orgoglio, eppoi tutto finisce da sé senza bisogno che noi uomini e donne poveri diavoli ci diamo tanto da fare per squilibrare i pesi di quello che davvero vogliamo e sentiamo. Non si mettano contro, non diventino nemici almeno quelli che si amano (e lo sanno), non perdano tempo, non peggiorino e non diseduchino se stessi; abbiamo già fin troppe battaglie se non vere e proprie guerre da combattere fuori di noi stessi, nel mondo di tutti i giorni. Basta una telefonata notturna, una sorpresa, anche solo una parola, basterebbe una breve lettera se fossimo ancora capaci di scrivere e non lo siamo. Un atto di ragionevolezza, un atto di umiltà, sarebbero così necessari. Sarebbe forse vero coraggio. Viviamo invece di atti di orgoglio, cioè di rinuncia; ci chiudiamo da soli alle spalle la porta della nostra cella e per maggior sicurezza ingoiamo la chiave. Che stupidi, basterebbe parlare. Uomini e donne intendo, ragazzi e ragazze, in ogni tempo e luogo, in qualsiasi circostanza e senza reticenze né giustificazioni. Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. Almeno quelli che si amano (e lo sanno) facciano qualcosa.
“Dal mio zaino di viaggio ideale vorrei scaricare tutti i pesi inutili, per tenere solo ciò che ho di leggero, utile e importante, per lasciare tanto spazio alle cose nuove che sicuramente verranno. Così dovrei fare anche con la mia vita. Scelgo quindi di portare con me la prudenza, ma non le paure. L’apertura mentale, non il pregiudizio. L’entusiasmo, ma non le illusioni. Il coraggio, non l’incoscienza. Porto sicuramente i desideri, la passione e tutti i miei sogni, ma lascio i pesi del passato a casa. Le mie convinzioni, le mie idee e i miei progetti, non le aspettative altrui. Il silenzio, non il rumore. L’amore, non la diffidenza. Se la vita è un viaggio, allora è decisamente meglio viaggiare leggeri.”
Può accendere e spegnere quando vuole quella musica che, come tutte le cose immaginarie, è perfetta. Lì dentro c'è tutto quello che gli serve, tutto il suo passato, tutto il suo presente, tutto il suo futuro. La musica basta e avanza per sconfiggere la solitudine. La musica è l'unica promessa mantenuta, la musica è l'unica scommessa vinta. Lo aveva detto a qualcuno, una volta, che la musica è tutto, che è l'inizio e la fine del viaggio, che la musica è il viaggio stesso. Lo hanno ascoltato ma non gli hanno creduto. D'altronde, cosa ci si può aspettare da chi la musica la suona e la sente ma non la respira? No, non ha alcun timore della solitudine. E poi non è solo. Mai, nemmeno adesso.
«Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano».
Sorrise come soltanto i veri timidi sanno sorridere. [...] Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall’abisso profondo, buio, più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda, che è dentro di loro». Ernest Hemingway - Di là dal fiume e tra gli alberi
«Per ribellarsi occorrono sogni che bruciano anche da svegli, occorre il dolore dell’ingiustizia, la febbre che toglie all’uomo la malattia della paura, dell’avidità, del servilismo. Per ribellarsi bisogna saper guardare oltre i muri, oltre il mare, oltre le misure del mondo. La miseria dell’uomo incendia la terra ovunque, ma è un fuoco sterile, che cancella e impoverisce. È un fuoco che odia ciò che lo genera, è cenere senza storia. Saper bruciare solo ciò da cui poi nascerà erba nuova, ecco la vera ribellione». Stefano Benni
"Essere un buon attore non è facile. Essere un uomo è ancora più difficile. Voglio essere entrambi prima di morire".
30 settembre, oggi corre l'anniversario della morte di James Dean. Sono passati 60 anni. Mi piace ricordalo con le foto del grande fotografo Dennis Stock, che ha ritratto buona parte degli attori degli anni '50 e '60 e non solo. Per noi nati negli anni '60 James Dean è stato un mito. Il bello, tormentato e dannato, oltretutto morto prematuramente in un incidente stradale, faceva parte del nostro immaginario. I film in cui ha recitato hanno evidenziato ulteriormente questo carattere da "Gioventù bruciata", e che fosse anche nella realtà così, o meno, in verità non lo sappiamo. Soprattutto per gli attori di quel periodo, le produzioni ne creavano un immagine che loro erano costretti a "indossare" anche fuori dal set (per esempio Marylin, Audrey Hepburn, ma non solo), erano molto rigidi in questo, capita che, solo dopo molti anni, vengono svelate le loro vere personalità. Erano bravi a creare "Il mito", alcuni attori ne pagarono fortemente le conseguenze per questo "business", ma resta il fatto che i più grandi sono sicuramente di quegli anni! sono quelli le cui immagini sono rimaste impresse per sempre, e queste di Stock lo sono state in modo assoluto! Ho scelto alcune foto, alcune molto famose, altre meno, a me piacciono in modo particolare quelle in cui il soggetto non è "in posa", ed è, per esempio, ritratto nella sua quotidianità. E comunque io trovo James Dean veramente bello, nessuno meglio di lui ....
"Credo ci sia una sola forma di grandezza per l'uomo. Se un uomo può colmare il vuoto tra la vita e la morte. Voglio dire, se riesce a vivere anche dopo che è morto, allora forse quello era un grand'uomo. Per me l'unico successo, l'unica grandezza, è l'immortalità".