Ma alcune parole sembrano opporsi al suo potere distruttivo, è così strano, certo si corrodono, diventano un po’ più opache, eppure resistono e conservano in loro vite da lungo trascorse, conservano il battito di cuori scomparsi, l'eco di una voce infantile, antichi baci. Alcune parole sono come bozzoli nel tempo, e racchiudono forse il ricordo di te.
A volte basta grattare un po’ la superficie, basta addirittura fare il gesto, per giustificare una decisione: per decidere, come hai detto tu, qual è la verità, e a quella attenersi di lí in poi e per sempre. Dopo un tentativo, anche scettico e superficiale, si può far finta di non aver mai sentito quanto ci è stato raccontato, come mi hai suggerito tu fin dal principio, oppure crederci e lasciar morire un’amicizia, metterla tra parentesi o troncare di netto. Non prima. Bisogna possedere, bisogna guadagnarsi, un indizio che ci faccia da guida, per falso o erroneo che sia. Dobbiamo trovare con i nostri mezzi un orientamento, – e toccò con il bocchino il vetro della bussola, – un’intuizione che ci permetta di dire a noi stessi: «Figuriamoci, sono tutte calunnie», oppure «Ahimè, dev’essere la verità»
…. intuì che la vita è un insieme di attese. A volte così brevi che nemmeno te ne rendi conto, a volte così lunghe da sembrare infinite, ma con o senza pazienza hanno tutte una fine
E se questo accadesse a noi penseremmo atterriti: «Com'è possibile che non mi riconosca e non mi chiami più con il mio nome?» Ma a volte potremmo anche pensare con sollievo: «Meno male che non mi chiama più con il mio nome e non mi riconosce, non ammette che sia io che possa star facendo o dicendo queste cose che mi sono estranee, e quando le vede accadere e mi sente dirle e non può negarle, nega me con pietà perché non cessi di essere quello che sono stato ai suoi occhi, e così salvarmi».