L'arte, quella vera, quella che viene dall'anima, è così importante nella nostra vita. L'arte ci consola, ci solleva, l'arte ci orienta. L'arte ci cura. Noi non siamo solo quello che mangiamo e l'aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato. Tiziano Terzani - "La fine è il mio inizio"
“oggi è il compleanno del mio Daddy Bowie, fa 39 anni …. Questa notte la penna sta scorrendo con una tranquillità non comune […] forse perché è il compleanno di Bowie …. “ . Quasi in ogni lettera che mi spediva compariva il nome di David Bowie, compresa la traduzione della canzone Letter to Hermione. In fondo se ci spedivamo quelle lettere era anche grazie a David Bowie e al concerto unplugged dedicato al Duca , chitarra e voce, in una discoteca del posto. David Bowie era il suo mentore, il suo rifugio, la sua risorsa interiore in un periodo complesso della sua vita. Periodo di “changes”, quando si entra nell’età adulta e si cerca una identità. Col tempo poi si cambia, si muore, si rinasce, ci si trasforma. Proprio come faceva Bowie, che si è trasformato continuamente nella sua vita, si è travestito con colori improbabili, truccato. Per un periodo si pensava fosse gay, in altri aveva uno stuolo di donne al suo seguito. Era un genio, che sembrava (anzi era) sempre alla ricerca di una identità che inizialmente mascherava sempre. Bowie ha trovato con il tempo, con la maturità, la sua identità, il duca bianco in tutta la sua espressione, un’eleganza esteriore e interiore indiscutibili, come anche nei testi delle sue canzoni, che all’inizio della sua carriera era meglio non tradurre per l’apparente banalità …. Credo di essere stata la prima persona a dargli la triste notizia, uno scambio di veloci e “freddi” messaggi che il nostro tempo purtroppo impone, ma sono assolutamente certa che questa notizia lo abbia riportato indietro nel tempo quando Bowie era parte importante e preponderante della sua vita, quando viveva le sue inquietudini attraverso le sue canzoni. Come ho già scritto una serie di persone che mi hanno accompagnato nella mia vita amavano in modo viscerale David Bowie, chi mi ha lasciato tutta la discografia in vinile, o chi mi regalato, come se fosse il dono più prezioso in assoluto “ziggy stardust” , tra queste persone anche mia figlia che ha cominciato a seguirlo molto presto, soprattutto quel David Bowie all’inizio della sua carriera … Il video di “Lazarus” secondo singolo del suo ultimo LP è una specie di testamento. Questi sono i primi versi: Look up here, I'm in heaven I've got scars that can't be seen I've got drama, can't be stolen Everybody knows me now
E il video stesso non lascia dubbi all’intento del Duca Bianco …..
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Ah, tutto è simbolo e analogia! Il vento che passa, la notte che rinfresca sono tutt'altro che la notte e il vento: ombre di vita e di pensiero.
Tutto ciò che vediamo è qualcos'altro. L'ampia marea, la marea ansiosa, è l'eco di un'altra marea che sta laddove è reale il mondo che esiste.
Tutto ciò che abbiamo è dimenticanza. La notte fredda, il passare del vento sono ombre di mani i cui gesti sono l'illusione madre di questa illusione. * Tutto trascende tutto ed è più e meno reale di quello che è.
[...] accadono cose immense, nel mondo, terribili, meravigliose, talmente vicine che segnano per sempre la nostra vita, eppure, quando sono passate, ci accorgiamo che ci hanno soltanto sfiorato, e dobbiamo accontentarci d'immaginarle come se non fossero accadute affatto ....
Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non riuscire a reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un armatura, si dice.
Anche se quel giorno non ci fossimo incontrati tutto sarebbe andato nello stesso modo. Ci eravamo incontrati perché doveva succedere, e anche se non fosse stato quel giorno, prima o poi ci saremmo sicuramente incontrati da qualche parte. Naturalmente questa idea non si fondava su niente, ma era quello che sentivo.
Haruki Murakami - Norwegian wood, Tokyo blues
Foto di scena "Il maschio e la femmina" di Jean-Luc Godard
Siamo sottili come carta. Viviamo sul filo delle percentuali, temporaneamente. E questo è il bello e il brutto, il fattore tempo. E non ci si può fare niente. Puoi startene in cima a una montagna a meditare per decenni e non cambierà una virgola. Puoi cambiare te stesso e fartene una ragione, ma forse anche questo è sbagliato. Magari pensiamo troppo. Sentire di più, pensare di meno.