«A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me. E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro. Verresti?». Italo Calvino, “Prima che tu dica pronto”
[....] «Dovrei, dovrei, dovrei»? Al diavolo tutto questo. Quello che dovresti essere, quello che dovresti fare, tutto questo, beh, uccide ogni cosa....
Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. Vieni con me, io ho la conoscenza di questo male e sarai più sicura che con chiunque altro; perché io faccio del male come tutti lo fanno; ma, a differenza degli altri, io ho la mano sicura.
Sulle nostre strade incontriamo buoni maestri e cattivi maestri. I cattivi maestri riescono a modificare per sempre la tua vita (per esempio un “cattivo” insegnante di pianoforte mi ha fatto abbandonare lo studio ormai decennale che stavo facendo dello strumento; un altro cattivo maestro, bravissimo nel suo mestiere ma pessimo nei modi, mi ha fatto cambiare la strada che avrei voluto intraprendere. Alcune volte sarebbe meglio mantenere il sogno e non farsi guidare da maestri sbagliati...)
Ph Alfred Eisenstaedt
Ultimamente sono stata introdotta in un gruppo della mia classe di liceo su WhatsApp. Riesco poco ad interagire non avendo tutto il tempo che hanno loro di passare sul cellulare a chiacchierare. Ma ogni tanto mi ci fermo. Un giorno chiesi loro: ma dei nostri insegnanti chi potreste definire un “maestro” per voi? Quale dei nostri insegnanti vi è rimasto dentro? Mi è stato chiesto: che vuoi dire? Insomma nessuno ha saputo rispondere. Nessun insegnante è stato un “maestro” per loro, e ripensandoci neanche per me, a partire dalle elementari al liceo. Forse all’università la professoressa con la quale mi sono laureata avrei potuto definirla “un maestro” per la grande cultura e intelligenza e per gli insegnamenti, ma lo è stata solo per la sua professione, ma per “maestro” io intendo maestro di vita e lei non lo è stata.
Sono arrivata alla conclusione che non riesco a trovare i “maestri”, quelli che ti insegnano la vita, quelli che stai lì ad ascoltare a bocca aperta, quelli che ti aiutano, ti guidano …. Insomma quello di cui canta Paolo Conte: Il maestro è nell’anima e dentro l’anima per sempre resterà ….. Io forse i "Maestri" li cerco nei libri, nella musica, nell’arte, ma non basta, non è la stessa cosa, il contatto umano rimane sempre più importante …. Mi sorge il dubbio... ma non esistono più queste figure o siamo noi che non le vogliamo cercare, in fondo le informazioni che ci servono le abbiamo tutte a portata di mano? No, io continuerò ad aspettare e cercare sempre "il maestro"!
Ho già avuto modo di scrivere su questo blog che spesso si incontrano persone nel corso delle propria vita, che in un modo o in un altro avranno un'influenza particolare sul proprio essere. Aprile 1985, ero sul traghetto che portava da brindisi in Grecia insieme al mio gruppo scolastico. Apparentemente ero uguale a tutte, non (credo) appariscente, con finte Timberland, finti Levy’s, e un finto Kway (chi seguiva la moda di quegli anni può capire), ma avevo un groviglio nella testa difficile da districare, non mi fermavo mai con i pensieri (come sempre è stato nella mia vita). Durante le passeggiate sul ponte incontrai un uomo stravagante, sulla quarantina forse, pelle olivastra (per il sole), capelli lunghi raccolti, vestito in modo alternativo (camicia larga, pantaloni larghi di stoffa). Le sue mani erano tipiche di un artigiano, di chi lavora piccoli oggetti. Era una di quelle persone che faceva spola con l’India e il Medio-oriente alla ricerca di pietre per i suoi gioielli (almeno in parte e ufficialmente). Ci ritrovammo a parlare, due persone apparentemente distanti, ma in realtà non era così. Mi raccontava dei suoi viaggi in India, pieni di incontri mistici. Mi incantò con i suoi racconti, nonostante la mia “atavica” diffidenza nei confronti delle persone non conosciute, infatti parlai ben poco.
Una delle ultime cose che mi disse guardandomi negli occhi e prendendo la mia mano fu: Francesca, tu sei diversa, hai una testa complicata ma possiedi un’aura particolare, hai mille cose dentro di te. Ti auguro che potrai farne tesoro. Tieni questo orecchino, la pietra con cui è fatto ha una significato ben preciso, e portalo con te, come ricordo di quello strano uomo incontrato su un traghetto, per caso, nei suoi tanti viaggi.
Chissà che fine avrà fatto quell’uomo, di cui non ricordo neanche il nome, ma ricordo perfettamente il suo sguardo mentre mi diceva quelle ultime parole prima di lasciare la nave, parole che complicarono ulteriormente la mia anima già abbastanza “tempestosa”.
L’orecchino, nonostante i tanti traslochi è stato sempre con me, per ora è solo lontano dalla mia vista perché sepolto nei meandri della stanza di mia figlia, che naturalmente, per la sua particolarità, se ne è appropriata…..