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giovedì 18 agosto 2016

La vita che volevo


Non capisco chi afferma che rifarebbe tutto uguale, compreso gli errori. D'accordo, gli errori spesso sono preziosi, servono a temprare il carattere e a insegnarci a non ripeterli, ma alcuni, scusate il termine, non servono a un cazzo. Anzi, può essere pure che li devi scontare per tutta la vita. E chissenefrega se ognuno di noi è quello che è anche a causa degli sbagli che ha fatto, almeno in qualche caso avrei preferito evitarli ed essere un po' diverso, magari sarei migliore.
Ma questo è il punto, invece, il destino, ovvero: tutte le scelte che abbiamo fatto sono state davvero tali o le dovevamo fare perché così da qualche parte era scritto? E se anche ne avessimo fatte altre, in un modo o nell'altro, nella sostanza, il risultato sarebbe stato più o meno identico?
(Lorenzo Licalzi - La vita che volevo)

Ph Gordon Parks 

domenica 14 agosto 2016

... semplicemente le cose capitano

[...] Capite bene che allora è inutile pensare che sia tutto scritto o che comunque la nostra vita si indirizzata da una qualche forma di destino. Il caso è parte integrante del sistema, dunque è parte integrante della nostra vita. Uno nasce e gli succedono delle cose, ma non era destino che nascesse né che gli succedessero quelle cose, semplicemente le cose capitano e, nel mucchio infinito delle cose che capitano a tutte le persone del mondo, ce n'è un mucchio un po' più piccolo che sembra ancor più guidato da un destino predefinito, ma è solo statistica o interpretazione personale, null'altro. Posta l'esistenza di Dio (o comunque di una ragione spirituale delle cose), risulta evidente che - pur essendo assolutamente casuale la nascita - una volta nato, la vita di ogni individuo acquista un senso che rientra in una logica superiore.
(La vita che volevo - Lorenzo Licalzi)

Waiting for the train at Union Station, c.1960, Chicago.