L’homo decens è una specie che si fatica a incontrare nella vita, ma si trova nel cinema americano, quello migliore. Aveva il volto di James Stewart, di Henry Fonda, ora quasi esclusivamente di Tom Hanks. L’homo decens non è un eroe, ma un uomo tranquillo e sofferto, al quale non è andato tutto bene, ma che non ha mai smesso di distinguere il bene dal male. […] Così, di sera, di fronte alla sterminata offerta delle piattaforme, continuo a cercare quell’homo decens che vaga nel bianco e nero, forse perché capace di distinguere nettamente, e che continua a dirci che non è tutto uguale, non così fan tutti, esiste ancora un galateo dello stare al mondo – anche se il cinismo lo ha fatto a pezzi.
Quando ci dicono che abbiamo tutta la vita davanti succede spesso che ci si sieda a guardarla scorrere, rinviando il momento di darle un senso a “quando sarà grande”, “dopo che avremo pagato il mutuo”, “in pensione, allora sì”. Quel tempo si è accorciato. Interrogano domani l’altro. Non si è avvicinata la fine, ma il momento di fare le cose, di cercarsi un significato, prima che sia tardi.
È decisivo il punto di ritorno, quello in cui le cose possono ancora essere governate, siamo ancora noi a decidere la Storia e non viceversa. È instabile quanto, sulla retta degli eventi, il punto successivo, quello di non ritorno. Soltanto che lì (a quel punto, bisognerebbe dire) non c'è più niente da fare, si può soltanto subire. Al punto di ritorno, invece, è ancora possibile svoltare, o tornare indietro, perfino all’inizio.
E le belle vite sono come i bei libri: finisce la storia, ma continua la memoria, l’insegnamento, il soffio che gira una pagina senza che nessuno la sfiori.
È un regalo che spero venga fatto a tutti noi: una nuova amicizia che sia come una retta incidente. È vero che a un certo punto è difficile farsi nuovi amici e bisogna saper coltivare quel che si ha, ma un amico nuovo è un pezzo di vita in più, un’occasione speciale. […] Ne basterebbe ora uno in più, a cui confidare non un segreto, ma una piccola verità …Tutto qui.
"Il bagaglio ideale è leggero, perché serve a contenere il maggior numero possibile di indumenti, cosmetici, farmaci, libri, apparecchi elettronici, regali, emozioni, progetti, memorie. Non conta quando è chiuso, conta com'è quando lo apri. Vale per la casa che sceglierai. Per la persona con cui passerai gli anni a venire. Conta che sia agevole andarci in giro. Abbia manici e rotelle che non si spaccano alla prima trasferta. Sia maneggevole e veloce. Conta che niente e nessuno ti ancori".
Troppi hanno una proiezione di sé nel mondo che ingombra, eccede lo spazio per destinazione, un egocentrismo riveduto e allargato al punto che non pone più se stessi al centro del mondo, ma il mondo al centro di se stessi. Per anni ho tenuto una poesia incorniciata (seppur nel bagno, che resta tuttavia il posto dove sei costretto a fissare qualcosa per almeno due minuti senza distrarti). E' di Costantinos Kavafis e dice: "E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in una viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balìa del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea"